APPUNTI PER MARCO BOLOGNESI

Walter Guadagnini | 31/08/2012

CORAGGIO

 

Anzitutto, il coraggio. Marco Bolognesi ha ottenuto un riscontro internazionale con ritratti femminili immersi in atmosfere cyber o fashion, ragazze spesso bellissime la cui natura veniva forzata dall’artista sino a una trasformazione in chiave onirico-surreale. Una grande variazione sul tema del ritratto di moda e insieme una riflessione sulla rappresentazione del corpo tra fotografia e performance, che ha permesso a Bolognesi di trovare un suo luogo preciso sulla scena artistica, riconosciuto peraltro tanto dagli addetti ai lavori quanto da intellettuali come Alberto Abruzzese o Carlo Lucarelli. Ora, con questo Humanescape, quattordici tavole tragicomiche sul mondo contemporaneo, Bolognesi apre un nuovo, sorprendente capitolo della sua ricerca, accettando il rischio di abbandonare, almeno momentaneamente, la propria immagine riconosciuta e di presentare un lavoro complesso, ambizioso, di grande impatto sia emotivo che visivo, piacevolissimo a prima vista ma anche ricco di inquietudine, rutilante e urticante.

 

 

POP

 

E’ evidente che l’arte di Bolognesi nasce e si sviluppa da una matrice pop, ma bisogna intendersi sul significato da dare a questo termine. Non è tanto una questione di riferimenti storico-artistico precisi, quanto di clima, di elementi del linguaggio e di rapporto con il contesto. Bolognesi usa gli elementi del linguaggio quotidiano, si affida ad essi per comunicare direttamente con lo spettatore, quasi senza filtri. Oggetti, forme, colori, composizioni, rispondono tutti a una medesima esigenza di chiarezza, di evidenza immediata, l’immagine è qui ed ora, ed è per tutti. All’interno di questa logica, anche la forzatura, stilistica e iconografica, entra in gioco, come parte di un linguaggio condiviso : è la trasformazione della scena in spettacolo, sulla scia per l’appunto dei maestri degli anni Sessanta, ma anche di autori diversissimi tra loro come Lachapelle o Morimura, AES + F o Skoglund, fratelli maggiori non per scelte tecniche o stilistiche, ma per il desiderio di dialogare con il proprio pubblico, in un atteggiamento di condivisione di un medesimo orizzonte culturale. Che lo spettacolo abbia inizio.

 

 

PREMONIZIONE

 

Abruzzese accompagnava anni fa le “donne in blu” di Bolognesi con le parole che seguono: non si riesce a trovare modo migliore per descrivere l’aspetto ludico di Humanescape, e quindi pare corretto citare e riconoscere la capacità di leggere oltre le apparenze d’immagine. “Si può dire che Bolognesi gioca in questa serie con le figure della propria infanzia. Con ciò che resta di quelle figure. L’infanzia, la prima infanzia della generazione di Bolognesi non ha avuto più piazze o prati o strade in cui crescere o credere di crescere, ma gli schermi della televisione, ovvero caleidoscopi dalle mille e mille metafore al minuto secondo.” E poi il fumetto, il cinema…

 

 

ECCESSI

 

E’ una lunga storia, divisa in diversi capitoli. E’ la storia di una società che è sull’orlo del baratro e di una crisi di nervi, ma sembra continuare a giocare, a illudersi che i sogni siano realtà. Bolognesi sfrutta proprio l’ambiguità della nostra percezione del reale per costruire il suo mondo parallelo, all’interno del quale anche i corpi femminili in carne ed ossa divengono statue di sale. Parchi giochi, spiagge, amene colline, ordinati campi di coltivazioni; cimiteri, discariche a cielo aperto, lavoratori in sciopero: il problema è che gli uni entrano negli altri, non c’è divisione tra lo spazio positivo e quello negativo (se non in un caso, quello del quadro matrimoniale, a proposito del quale piace notare come la divisione spaziale rimandi non a caso a quella dell’antenato Rejlander, della sua composizione allegorica Le due strade della vita). L’osservatore si trova in una costante condizione di incertezza, perché ha appena abbandonato la mucca al pascolo che l’occhio cade sul fusto di materiale radioattivo. Anche in questo senso l’atteggiamento di Bolognesi rispecchia una delle condizioni tipiche della contemporaneità, quella della sovrapposizione dei messaggi, dell’eccesso di informazione, nel quale diventa difficile, quando non impossibile, distinguere il vero dal falso (e l’utile dall’inutile).

 

 

ESTERNO, NOTTE

 

A parte qualche scatto di C.O.D.E.X. BLUE, Bolognesi ha sempre preferito lavorare in interni, ponendo le sue modelle su anonimi fondi monocromi. Ora – seppure sia ovvio che tecnicamente ancora di interni si tratta -, si squaderna davanti ai nostri occhi il paesaggio, monti mari pianure colline città, urbano e naturale, senza più urbanità, senza più natura. Il fondo sul quale si stagliano questi paesaggi di plastica è ancora monocromo, è ancora nero, non sai se perché è notte o perché si tratta dello spettacolo proiettato su uno schermo, e tutto intorno è buio. Ancora una volta, l’artista gioca con i suoi spettatori. Ha già avuto modo di affermare di voler “rendere visibile un universo che sia un luogo metafisico: una sorta di parabola tra reale e immaginario”, ma sinora tale proposito era stato espresso per via di metafora, o meglio ancora per via di simboli, le figure femminili che rappresentavano questo universo, le abitanti che ne certificavano l’esistenza (se c’è un abitante ci deve essere un pianeta). Con Humanescape , il pianeta compare ma, sorprendentemente, si scopre che è un mondo parallelo al nostro, praticamente uguale, autenticamente finto, come il nostro, in un infinito circolo, vizioso (Bolognesi citava nella stessa intervista l’ourobouros come figura a lui cara, certo non a caso).

 

 

POP, ANCORA

 

“La nostra realtà, allora, è soltanto…la finzione…di qualche scrittore?”

“No. E’ reale quanto la sua. Solo che la sua ha influenzato la nostra durante gli ultimi sette giorni, quanto è durato l’ultimo libro. Ancora qualche minuto e questo influsso cesserà.”

“Perché ha dovuto essere così?” chiese con voce smorzata dopo una breve riflessione.

“Così come?”

“Perché si è messo a scrivere un giallo? Non poteva scegliere un romanzo di alta letteratura?”

“E’ quello che ha fatto. Per lui i gialli non sono bassa letteratura.”

(Z.Živković, L’ultimo libro, TEA, Milano 2010)

 

 

DONNE

 

Eppure, il centro rimane ancora e comunque la figura femminile, la casta diva che ritorna costante a popolare luoghi reali e immaginari. Legata, zittita, in piedi, sdraiata, domina i paesaggi anche nelle condizioni più disagevoli, è la misura di tutte le cose anche quando, rispetto alla scena, è smisurata, una sorta di gigante che, memore delle avventure di Gulliver, si trova a vivere in un mondo che ripete in piccolo quello che ha appena abbandonato (la fantascienza ha mille facce, non solo quelle degli universi futuribili). Ma quale è, in questo contesto, la funzione della figura femminile ? E’ l’impossibile corpo-città, è il tentativo – probabilmente destinato al fallimento – di resistenza da parte di una natura che non si rassegna all’orrore e al ridicolo provocati dall’uomo, ma che non riesce per intero a trasformarsi a sua volta in universo. Il fatto che sia spesso in condizioni di immobilità e di costrizione pare un segnale abbastanza evidente, sebbene contraddetto dalla presenza fisica così imponente : Bolognesi non rinuncia mai alla propria ambiguità, a concedere un doppio livello di lettura alle sue immagini, in particolare alle sue immagini femminili. Che, è bene sottolineare, provengono da un immaginario che è insieme privato e collettivo, privato perché appartenente al mondo inventato dall’artista, collettivo perché rappresentano l’ultimo anello di una catena di figure femminili le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

 

 

MOTTO

 

Quid amabo, nisi quod aenigma est?