• Marco Bolognesi, l’artista che ha il futuro in testa
    Amica.it, Settembre 2014

    settembre, 2014

    Si chiama Sendai City, è la città post-human e post-punk in mostra a Merano

    L’ha costruita mattone dopo mattone. Prima era solo nella sua testa, sconfinata come solo l’immaginazione può essere, poi ha iniziato a delinearsi in ogni suo particolare (abitanti, governo, mezzi di trasporto, eccetera) in disegni, dipinti, collage, persino in strane sculture costellate di pezzi di giocattolo assemblati insieme. Non è un sogno e neppure un progetto fine a se stesso. Quella di Marco Bolognesi, artista di (raro) talento, bolognese ma di fama internazionale, è una città del futuro che – se da qualche parte non esiste già – nascerà molto presto, questo è poco ma sicuro. Intanto potete darle un’occhiata, in tutta la sua atmosfera post-human e post-punk, a Merano Arte – edificio Cassa di Risparmio, Portici 163, Merano (Bz) – dal 26 settembre all’11 gennaio 2015.

    Sendai City è talmente vera che esiste anche un film, Blue Unnatural, che la ritrae quasi in segreto (il primo capitolo sarà proiettato l’11 ottobre alle ore 17 – guardate il trailer qui sotto). Non è esattamente un film di fantascienza, è piuttosto a metà strada tra un “documentario fantartistico” e un gioiello per appassionati del passato e amanti del futuro, ottenuto scomponendo e rimontando vecchi B-movie del genere sci-fi, o girando scene ex novo e animandole in post produzione con luci e mezzi volanti, come si faceva un tempo

    Ma le sorprese non finiscono qui: proiettori fatti da decine e decine di pezzi di meccano, modellini, plastici, dee femminili racchiuse in teche di vetro… Insomma un’esperienza a 360 gradi, grazie anche a immagini “live” della città ripresa dall’alto e grazie a realtà aumentate accessibili attraverso tablet di un’ultima generazione. Se vi è venuta voglia di fare questo viaggio, non vi resta che teletrasportarvi a Merano. Intanto, nell’attesa, leggete qui sotto l’intervista a Marco Bolognesi (40 anni), che ci svela ogni recondito segreto della sua città (che forse diventerà presto anche la nostra).

    Quanto tempo ci è voluto per costruire Sendai City?

    Sendai city – che è anche il nome della mostra a Merano Arte – è in realtà un progetto che viene da lontano. Ho iniziato a lavorarci nel 2003, con Woodland, ma ovviamente al tempo era solo un’idea embrionale, che doveva maturare.

    Quando sei passato dal progetto al primo mattone?

    Tutto è cambiato nel 2008, quando con Carlo Lucarelli ho cominciato a lavorare all’idea di una collaborazione, che poi è diventata la graphic novel Protocollo. Stavo cominciando a pensare alla costruzione di un mondo alternativo, uno scenario in cui ambientare le mie opere, ma anche uno strumento attraverso cui raccontare la storia e le contraddizioni del nostro presente. Ed è così che è nato il Bomar Universe.

    Che cos’è il Bomar Universe?

    L’universo di BO(lognesi)MAR(co).

    Anche il nome della città, Sendai City, ha un significato particolare?

    Ho sempre amato profondamente il cyberpunk, trovando in esso interrogativi sociali ed esistenziali assolutamente attuali, per questo ho deciso di chiamare il centro nevralgico del mio universo Sendai City, come omaggio e citazione di Ono-Sendai, la multinazionale giapponese che compare in Burning Chrome, un racconto del 1982 di William Gibson, appunto uno dei padri fondatori del cyberpunk.

    Quanto è grande Sendai City?

    In realtà è lontana dall’essere terminata. La considero come un enorme work in progress, probabilmente lungo un’intera vita. Tutti i miei progetti partono da una profonda stratificazione e questo più di ogni altro. Nell’ultimo anno ho lavorato intensamente a dare una storia a questa città, una profonda coerenza interna.

    In quale parte del mondo si trova?

    Non è sulla Terra ma su Caliban, pianeta in cui la razza umana è giunta molto tempo prima per scappare dalla distruzione del proprio mondo. Gli umani lo hanno colonizzato, governandolo per millenni, e ripetendo gli stessi errori che avevano portato al collasso del proprio mondo. Corsi e ricorsi storici, insomma. In origine Caliban era suddivisa tra i Territori dell’Ovest, suddivisi in nazioni-stato democratici, ed i Territori dell’Est, in cui il potere era nelle mani di poche famiglie chiamate Yakuza.

    E poi che cosa è successo?

    La continua corsa agli armamenti ha innescato la miccia della guerra totale. Il conflitto è durato 15 anni e  ha lasciato un mondo collassato, in cui gli Stati e le Nazioni non avevano più potere. Al loro posto è rimasta una sola multinazionale a governare il mondo (ormai ridotta a un’unica immensa città), la Sendai Corporation appunto, a capo della quale c’è il Grande Cervello.

    Qual è l’identikit del Grande Cervello?

    L’ho immaginato come un essere dal cervello enorme e in espansione, che vive al centro della city ed è dotato di capacità e intelligenza non paragonabili a null’altro. È il risultato di una serie di esperimenti sull’intelligenza artificiale, che poi ha preso il sopravvento sui suoi creatori.

    Come è salito al potere?

    Non ha preso il comando con la forza, nonostante ne avesse le possibilità, fu voluto e acclamato dalla maggior parte degli abitanti. In questo mondo devastato, con gli abitanti ridotti alla fame, sconvolti dalle mutazioni genetiche incontrollate e in preda a una sorta di guerra civile del tutti-contro-tutti, il Grande Cervello si è presentato alla gente come l’unica speranza di pace e ricostruzione.

    Chi sono gli abitanti di Sendai city? Come vivono, a che cosa aspirano, quali poteri hanno, che lavori fanno?

    Ci sono tre tipi di esseri: i mutanti, i cyborg e gli umani, ai quali si aggiungono numerose schiere di robot. Decine di forme mutanti diverse coesistono sotto il potere dell’apparato della Sendai Corporation. La polizia, l’esercito e tutta la nomenclatura della Repubblica Sendai è costituita da cyborg e robot generati nei laboratori del Grande Cervello, addestrati a gestire e controllare l’ordine della città e a lottare contro la resistenza dei mutanti ribelli.

    E gli umani che ruolo hanno?

    Ben poco spazio è lasciato agli umani. Sono prodotti in laboratorio, la maggior parte di loro vive in una realtà parallela, dove viene allevata per produrre memoria liquida, la linfa vitale del Grande Cervello.

    Quindi ci sono due livelli di realtà?

    Esatto: il primo è quello reale, costituito dalla Sendai City, ha un aspetto cyberpunk e post-moderno. Il secondo è quello in cui vivono gli umani, è un mondo virtuale, generato dagli impianti visivi della Sendai Corporation. È disegnato come il pianeta Terra degli anni 2000, è l’unica realtà percepita dagli umani ma ospita anche cyborg e mutanti, che assumono sembianze umane ed è anch’esso scenario della loro guerra. Il passaggio da un mondo all’altro si attua con la rimozione o l’inserimento degli impianti visivi.

    Si tratta di un mondo complesso e allo stesso tempo affascinante…

    Sì, è molto articolato, forse anche perché è attraversato non solo da una ricerca sul futuro, ma anche da uno studio su un’eventuale società in cui il potere della tecnologia e dell’informazione diventa multinazionale e la mescolanza dei linguaggi e delle realtà diventano globalizzazione.

      

    “Marco Bolognesi – Sendai City. Alla fine del futuro”, a cura di Valerio Dehò – Kunst Meran,  Merano Arte – dal 26 settembre all’11 gennaio 2015 – info:www.kunstmeranoarte.org

     

     

    Testo Barbara Pietroni per Amica.it 

    23 settembre 2014

     

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