BABYLON FEDERATION

Perfettamente addestrate, con il loro fascino ambiguo sono un vero e proprio esercito queste splendide amazzoni che alloggiano nelle Caserme di Sendai City e controllano la città agli ordini dei loro comandanti, vero nucleo del potere politico. Per fugare ogni dubbio sulla loro natura in chi li dovesse incontrare, questi umani coltivati e resi cibernetici da successive manipolazioni, recano i segni e simboli del passato impressi direttamente nella pelle. Hanno ormai superato le fasi più dure della loro formazione e hanno imparato ad affrontare il dolore grazie alle Geishe bianche che sono state per loro madrine e aguzzine insieme, seguendone passo passo le fasi di trasformazione necessarie per renderle perfette macchine da guerra. Divise in tre corpi: Interstellar Units, Royal Manticore, Stark Special Corps, rappresentano rispettivamente l’aviazione, la marina spaziale e la fanteria. Ostentano, tra la biancheria in pelle ed altri accessori fetish e catenecorpi androgini e muscolosi, o più morbidi con seni ben torniti, arti artificiali, sguardi fieri o occhi socchiusi quasi a sottolineare l’accettazione supina della loro missione. Sfoggiano armi temibili, ma ancor più terribili in queste ancelle della guerra, sono altri ornamenti come le mostrine, le medaglie e molti altri accessori e simboli che evocano il nazismo e altre atrocità, a testimoniare un passato umano devastante.
Qui la poetica del frammento che in Bolognesi è una costante non è solo un atto dovuto di tentata ricomposizione proprio attraverso l’atto estetico in sé, come ha con grande sensibilità sottolineato il sociologo Alberto Abruzzese, ma anche riflessione storica, un tentativo di ricucire, letteralmente sulla pelle di queste donne, i brandelli di un passato inaccettabile eppure presente, rendendole testimoni e portabandiera di un linguaggio attuale in cui violenza e potere si fanno più espliciti che altrove. Non bastano infatti la perfezione dei corpi e degli scatti, o le citazioni colte da film come “Il portiere di notte” e “Alien” a distrarci: con un atto di segno opposto Bolognesi ci porta piuttosto a pensare all’arte di Enrico Baj con i suoi generali decorati e deformi e con i collage materici che condensano in sé l’orrore per la violenza.