CRIMSON

È rientrata a Sendai City la Crimson, l’ astronave inviata per effettuare esperimenti nella Galassia Sendai è ormai una nuova entità. Dopo essersi fusa con l’ufficiale Gore ed essere stata attratta in un buco nero, si è trasformata in un essere quasi biologico. Una volta trasformato anche l’equipaggio, continua a generare autonomamente cyborg in grado di opporsi al grande cervello. 
A Sendai City è guerra civile. 
Crimson è un’installazione site specific che costituisce il teatro di questa svolta epocale. È infatti il set del cortometraggio Black Hole.
La struttura, realizzata con materiali di recupero provenienti dagli imballaggi delle altre opere, crea un’ ambientazione claustrofobica, post- atomica, scura e carica di monitor in cui in film stesso ne costituisce la memoria recente. Finti nastri che evocano le vecchie bobine dei registratori e di fili inseriti in parti di scatoloni ritagliati con andatura irregolare, lastre simili a pannelli di controllo, griglie che ricordano alveari nella tessitura, fitta e regolare, si alternano a teche con volti degli umani incorporati, scolpiti nel polistirolo e schermati da gelatine colorate. Ispirati ai Borg di Star Trek, queste figure sono ridotte a pure sagome, simulacri degli esseri originali. Qui gli elementi più veritieri sembrano essere proprio gli innesti meccanici come l’occhio – telecamera o i tubi che fuoriescono da ogni parte. Scienza e tecnologia si manifestano nel loro aspetto più primitivo quasi a confermare la brutalità di un processo acritico che diviene irreversibile. 
La consuetudine dell’artista di trasformare materiali di scarto in oggetti per i suoi set costituisce parte della sua prassi e della sua poetica, in una politica di riflessione su quanto il mondo produce e sulla possibilità di restituire creativamente una funzione agli oggetti destinati ad essere eliminati, innescando così un virtuoso ciclo di rinnovamento.