HUMANESCAPE

In questo mondo di cyborg e mutanti cosa ne è dell’uomo? Come si relaziona con l’ambiente in cui vive? Il progetto Humanscape ci mostra un mondo parallelo e sembra offrire uno spiraglio, un’occasione per rendere visibile una realtà interiore che Marco Bolognesi ci offre in un interpretazione poetica e raggelante al contempo. Il corpo umano, femminile come sempre è protagonista, ma questa volta inserito in contesti urbani e rurali di cui è suo malgrado parte integrante.
La personalissima interpretazione genera luoghi artificiali in cui la figura, resa quasi asettica nel suo candore, è parte di una narrazione che sembra avere molto a che fare con una fiaba per adulti. Gli elementi ci sono tutti: gli sfondi cromaticamente piacevoli nei quali riconoscere inserti tratti dall’universo infantile e perfettamente equilibrati nella composizione sono realizzati con fotografie di oggetti in plastica provenienti dai giochi come il lego o il meccano di cui l’artista ha scelto parti provenienti dalle produzioni degli anni ‘60. L’assemblaggio delle immagini riconduce alla tecnica del collage che egli ha esplorato in tutte le sue declinazioni.
Bolognesi mette in scena nei suoi set temi come il lavoro, la dimensione urbana caotica ed estraniante, la distrazione, lo svago, lo sport, la morte, il sesso, il rapporto con una natura costantemente trascurata e violata e la sua progressiva distruzione, la perdita di senso delle relazioni personali e l’azzeramento di ogni capacità di intimità, il rischio dell’omologazione e l’incedere della follia, che appare cosa naturale. Proprio le ambientazioni ci riconducono alle più comuni situazioni in cui l’individuo è coinvolto nella doppia veste di artefice e vittima. Talvolta infatti, nella sua sconfinata aspirazione verso la crescita, l’essere umano perde la sua capacità di gestione divenendo un ipertrofico e inamovibile gigante che osserva impotente mondi cristallizzati in una dimensione infantile e immatura.