L’Orlando Furioso – L’assedio di Parigi

Molte delle opere di Marco Bolognesi sono brani di un’apocalisse finora ignota, e i personaggi che lui ha creato, da Woodland all’Orlando Furioso, recano sul loro corpo gli esiti dell’esperienza di chi, avendo dovuto immergersi in una vicenda che lo ha indelebilmente segnato, è entrato a fare parte del mito. (…) i personaggi che, nell’Orlando furioso, animano l’assedio di Parigi, sono in prevalenza segnati dal bianco, che qui contrasta con grande forza e drammaticità con il buio di pece che li circonda. Dall’oscurità vengono questi corpi, questi esseri che hanno assunto le sembianze dei robot e dei mutanti: sono un approdo, e non un punto di partenza. Ed anche davanti alle opere di Bolognesi, così radicalmente diverse dalla tradizione propria di tante immagini pittoriche e fotografiche, non posso fare a meno di ricordare le parole di profonda, esemplare verità di Giulio Paolini: “Il nostro sguardo è mobile, precario; quello del quadro – se volessimo attribuirgliene uno – è fisso, immobile, non si sposta e non si spegne. Le opere ci guardano. Sono loro che guardano noi e non viceversa. L’opera non parla ma vede, ci vede proprio nel momento in cui noi crediamo di vederla.”

(Testo di Sandro Parmiggiani)