MA’AM

Ma’am, affascinante e spietata dominatrice, vive in un’area appartata di Sendai City in un edificio attiguo a Woodland e a quello in cui vivono le Back in Black, creature sperimentali geneticamente modificate.
Anche lei, come le sue bottom – sottomesse, è geneticamente modificata ed esercita il proprio controllo e il proprio potere su altre giovani donne. Queste recano chiare in volto le tracce degli interventi cibernetici ed i loro costumi, le acconciature e gli accessori sono mutuati dalla scena cyberpunk. In fondo anche loro sono esperimenti, ma in questo lavoro Bolognesi, nello scegliere una sequenza quasi filmica, particolarmente affine al suo linguaggio artistico, sembra porre l’accento più sulla relazione della donna con se stessa e con le altre donne. Certo della predominanza che spetterà al ruolo femminile in un futuro prossimo, l’artista sembra osservare i giochi di ruolo e di potere consueti nell’ambito del rapporto sadomasochista sotto un profilo squisitamente socio – politico, affidando il gioco interamente a donne. Gli scatti congelano singoli atti ed espressioni per consentirci di riflettere, innanzi tutto sulla ritrovata libertà femminile di esplorare le proprie pulsioni sessuali e, con esse, di sperimentare la gestione del potere stesso. L’artista sceglie di rappresentare un genere di “trasgressione” invisa al potere politico stesso, in quanto poco controllabile per la sua natura rivoluzionaria, e dunque non più acritica ma consenziente. Per questo, forse, la stessa Ma’am diventa oggetto di studio in un mondo controllato dal Grande Cervello. Come una contemporanea Grimilde, questa donna che cessa di essere madre sbandiera, come una croce rovesciata, un animale di pezza, ostenta questa ritrovata condizione condividendo con le proprie schiave emozioni così impenetrabili e potenzialmente dirompenti che sono diventate temibili e dunque degne di essere tenute sotto stretta osservazione.