Machine

Decostruire e ricostruire, attraverso l’assemblaggio di pezzi di giocattoli ed oggetti d’uso comune. Astronavi e robot inseriti in diorama che riproducono gli edifici, le torri e le ciminiere di Sendai City, per rendere tangibile una realtà che, di fatto, non esiste. Da un lato i disegni preparatori, con riferimenti al cinema di fantascienza, ai fumetti e agli action toys, dall’altro l’objet trouvé e il recupero creativo ad esso connesso, esito di un processo intellettuale per certi versi riconducibile alle esperienze di Marcel Duchamp e John Chamberlain. Sculture di plastica nate dal collage tridimensionale di componenti di elettrodomestici destinati al macero, unitamente ad accessori per modellismo, messi a disposizione dall’azienda Italeri. Svuotati del loro significato e della loro funzione originaria, i singoli frammenti diventano parte di una nuova composizione, nata dalla fantasia dell’artista ed inevitabilmente connessa al suo background culturale. Come per le opere ad olio su carta, così per le navicelle spaziali, è il colore a garantire uniformità all’intero progetto che, attraverso la scelta preponderante dei grigi, riporta immediatamente l’osservatore all’ambito fantascientifico. Studio delle forme e dei volumi, attenzione alle appendici aerodinamiche e definizione calligrafica del dettaglio per modelli che vivono, in primo luogo, nel mondo per il quale sono stati costruiti, ma anche come autonomi oggetti d’arte da esporre all’interno delle teche di un museo.