MOCK-UP

Sorvola la città e, seppure sia dotata di una propria autonoma esistenza, è al servizio del Grande Cervello, la Skeleton Arcadia è infatti l’astronave costruita dagli stessi scienziati che crearono al suo interno questo mutante ribelle e tirannico, proveniente da un mondo ignoto e con la quale egli si sposta nella galassia Sendai. Ispirata alle astronavi dei cartoon giapponesi come l’Arcadia di Capitan Harlock, la nave è costituita da oltre trecento giocattoli assemblati tra loro dall’artista che ama costruire le proprie installazioni con elementi di recupero restituendo loro una nuova identità.  Gli scudi, che rievocano le antiche navi medievali, o le guglie di una cattedrale gotica con le bifore che vi si possono riconoscere, ci riportano ad epoche passate in cui il viaggio per mare aveva la stessa dimensione di mistero che ha oggi per noi per il viaggio nello spazio, e in cui l’aspirazione a qualche cosa di superiore dominava l’agire quotidiano. Per perseguire i propri obiettivi l’artista sa quanto l’immaginario infantile ed il recupero dell’elemento ludico siano la condizione necessaria per aprirsi senza preconcetti ad una riflessione sulla relazione dell’essere umano con la tecnologia. Così Bolognesi riparte da zero e si sottrae al fascino di una tecnologia sempre più sofisticata, cui potrebbe facilmente accedere servendosi dei più aggiornati strumenti digitali, sapendo che non potrebbe creare il medesimo scarto percettivo, la stessa meraviglia rispetto ciò che invece può ottenere con le sue costruzioni retrofuturiste. Il suo sguardo è infatti concettualmente vicino al cinema di Antonio Margheriti e in particolare a quello di Battle of The Worlds (1961), in cui la macchina ha sostituito l’uomo e l’astronave-pianeta governa se stesso. Ma l’astronave pensante e senziente è anche strumento di conoscenza e la conoscenza, al di là del bene e del male, può essere strumentalizzata, come nel caso del Grande Cervello che si nutre di sapere liquido, oppure può essere metabolizzata, introiettata e restituita, come pensiero, come memoria, come narrazione come ci suggerisce il video che l’astronave ospita al suo interno.