MUTANTIA

Sono rimasti i soli a Sendai City a ribellarsi alla tirannia del Grande Cervello, i mutanti, per lo più di colore bianco, che si sono sottratti alla progressiva cibernizzazione, nonostante non siano potenti come i cyborg difendono la propria autonomia e costituiscono una vera e propria rete di “resistenza” contro la Sendai Corporation, tentando  di impedire il fluire della memoria liquida dagli Shape al Grande Cervello. La serie Mutantia trae il nome dallo storico periodico argentino di fantascienza degli anni ’80, al quale Bolognesi si ispira nell’affrontare il tema della mutazione. La figura femminile qui non è più soggetta ad ibridazioni con elementi elettronici, meccanici o vegetali ma si trasforma mediante inserti anatomici, riconoscibili in questo caso come parti di bambolotti, che paiono essere estensioni di un corpo non più Cyborg ma mutante. Questo virare verso il tema della trasformazione e deformazione di un corpo mette in gioco alcune riflessioni legate alla relazione interno/esterno. L’operazione di assemblaggio quindi, in linea con il modus operandi dell’artista, si può leggere a vari livelli. Se la si considera metafora personale della complessità interiore dell’essere umano, si ha l’impressione che la zona d’ombra tenda ad emergere con un deciso slancio vitale da un involucro rassicurante e asettico ben rappresentato dalla garza bianca che avvolge il corpo e al tempo stesso tiene insieme le parti. Come metafora della relazione sociale e della necessità di adattamento, invece, si osserva un individuo che nell’incontro con l’altro annulla i propri confini, tanto che la contaminazione diventa inclusione – estensione, generando forme nuove.  La scelta monocromatica del bianco per le figure femminili, annullando i dati sensoriali più coinvolgenti e distraenti, invita a concentrarsi su ciò che sta avvenendo, le imperturbabili icone sono il luogo della trasformazione e dell’accettazione. L’asimmetria e la percezione indotta delle parti estranee e di un corpo vivo, con le sue imperfezioni, rendono questo processo potenzialmente dirompente, sensazione che si avverte chiaramente in netta contrapposizione con l’apparente ieraticità delle immagini.