WOODLAND

Sono creature silvestri straordinariamente belle, intriganti ed enigmatiche le donne di Woodland. Frutto di esperimenti e di modificazioni genetiche, vivono isolate in una serra rigogliosa e impenetrabile. In questi esseri umani coltivati la sperimentazione ha dato vita a contaminazioni con elementi naturali quali piante, foglie e petali innestati rispettivamente su chiome fulve, su volti e su corpi dalle tinte cangianti che vanno dall’azzurro al giallo e al nero. Petali o fiori interi ridisegnano le sopracciglia o fuoriescono da bocca, naso e orecchie. Le foglie, ancora lucide per la rugiada della notte, coprono delicatamente gli occhi e la bocca. In questa poetica visione che potrebbe far pensare ad una novella età dell’oro sembra piuttosto insinuarsi la medesima inquietudine che pervade il racconto giovanile di Philip K. Dick “Il Mondo in una bolla”: creatività, artificio e distruzione. L’artificio, che qui prelude alla censura sensoriale, è collage applicato sui volti e sui corpi femminili, assume le sembianze di oggetti mutuati dalla mondo della moda e dalla cultura punk. La chiusura lampo serra le labbra di queste figure, le spille da balia diventano monili o si inseriscono nelle pelli lisce, orecchini e ciondoli ci riportano ad una dimensione quasi tribale. L’asimmetria del fogliame dei vegetali è talvolta in contrasto con le acconciature che ricordano le siepi squadrate dei giardini rinascimentali, il tutto in un contesto in cui l’interesse per Hyeronimus Bosch e la matrice surrealista risultano evidenti. Solo apparentemente “accondiscente” con il mondo della moda, questo progetto, commissionato dall’ICI (Istituto di cultura italiana) nel 2002 in occasione dell’assegnazione all’artista del premio «Artist in residence», e realizzato in collaborazione con alcuni tra i più noti stilisti come Vivienne Westwood, Giorgio Armani, Alexander McQueen, si è concluso nel 2005 con la pubblicazione del volume omonimo. È proprio rileggendolo nel complesso che si colgono le incongruenze di un doppio binario in cui si viaggia da un lato alla scoperta da parte dell’artista della manipolazione del corpo femminile in un ambito professionale come quello della moda, dall’altro le implicazioni socioculturali e creative di questo stesso processo che, se lascia intravedere lo spiraglio dell’emancipazione e di una gestione autonoma del proprio corpo, in realtà ci riporta metaforicamente proprio alla narrazione di quei piccoli mondi in una bolla creati dagli esseri umani e poi ciclicamente distrutti.