UN DIALOGO SU MARCO BOLOGNESI

Bruce Sterling e Jasmina Tešanović | 31/08/2012

Bruce Sterling: Jasmina, Marco Bolognesi ha un approccio talmente inusuale al proprio lavoro artistico che penso dovremmo scrivere qualcosa su di lui in un modo piùprovocatorio rispetto a come si fa abitualmente. Forse un dialogo fra noi due?

Jasmina Tešanović: l’avevo già pensato, proprio per questa dualità maschile-femminile che percepisco nei suoi lavori. Dobbiamo tirare fuori la voce segreta dalla nostra lunga corrispondenza elettronica. È come una voce doppia e intima creata dai mezzi tecnologici. Potrebbe esprimere bene la stranezza di ciò che fa.

Bruce: Mi colpisce questo aspetto cyberpunk della deliberata mescolanza fra carne umana e tecnologia. Nel caso di Marco, si tratta in genere della carne umana o piuttosto di attraenti modelli londinesi. È divertente vedere come l’estetica cyberpunk sia stata utilizzata nell’alta moda europea.

Jasmina: Non mi sono mai interessata tanto al cyberpunk in sé, ma dopo aver letto il libro “Holy Fire”, quale femminista, devo dire che mi piace l’approccio cyberpunk alle donne, modelle o non modelle. Le donne vengono trattate con cura e comprensione, il loro eterno desiderio è esteriorizzato in una rappresentazione non commerciale. Io ci vedo questo, anche.

Bruce: La nuova esposizione di Marco sembra trattare di città e di carne di donna. È un traslato che appare in uno dei miei racconti, “Schismatrix” nel quale una donna post-umana incarna letteralmente una città del futuro. La domanda che pone questo racconto è se questa entità non umana, questa che una volta era una donna, sia tuttora una persona. Non è più una donna, ma è qualcuno con la quale il protagonista del libro può avere una relazione intima? È possibile essere la persona che eri una volta, anche se non sei più un umano?

Jasmina: Smantellando un corpo di donna costruito patriarcalmente e ripossederlo equivale ad avere un territorio libero ed è ciò che facciamo noi artiste femministe. A volte, tecnologia e tech-art ci aiutano a capire come molti di questi aspetti “naturali” di una donna siano arbitrari e non funzionali. Non esiste una personalità eternamente uguale, di qualsiasi genere o condizione: siamo in ogni caso mutanti che cercano di essere felici.

Bruce: Sono d’accordo con te sul fatto che questo atteggiamento abbia radici profonde. È molto comune rappresentare nazioni attraverso il corpo delle donne. Ad esempio, l’Italia è simboleggiata da una giovane e bella donna con un castello-città sulla testa dell’Italia. L’Italia non può rimuovere il castello come fosse un cappello perché l’Italia è una nazione, non una donna. L’Italia è una nazione di città fortificate. Quindi, come puoi distinguere la donna dall’architettura? Se apparisse senza castello non sarebbe più “Italia”.
In quale misura la nostra personalità è legata alla nostra nazionalità, alla città nella quale viviamo? Non siamo forse generati dalle nostre città, nello stesso modo nel quale siamo generati dai nostri ruoli di genere?

Jasmina: D’accordo, dobbiamo essere generati da qualcosa. Non è importante l’infrastruttura, ma non posso prendere per garantito l’aspetto divino che ci fornisce l’unica possibilità di trovare la nostra dimensione multirazziale, multi-qualcosa, umana o oltre-umana… se sapessimo chi siamo realmente e da dove veniamo, o dove andiamo, non avremmo tutti questi problemi o anche tanta gioia nel vivere e nel creare possibilità. Penso alla “Città delle donne” di Calvino: è un bell’approccio alle città incorporate nelle donne. All’opposto vi sono donne come icone nazionali, schiacciate da castelli sulle loro teste e incollate a piedistalli dai quali non possono scendere, ma possono solo diventarne pezzi. In ogni dipinto patriottico nazionalista c’è un corpo nudo di una bella e giovane donna. Ora, cosa significa tutto questo?

Bruce: Un aspetto interessante dell’essere sposato con uno straniero è il vedere in che misura la nostra personalità sia generata dalla nostra nazione, dalla nostra città natale. La Jasmina Tešanović di Belgrado è molto diversa dalla Jasmina che vive ad Austin e a Torino, tanto che queste donne dovrebbero avere nomi diversi. Lo stesso vale per te: scopri che lo straniero che ti ama, ama aspetti della tua società, della tua città che tu a volte trovi banali o imbarazzanti. Quindi realizzi che queste cose sono, in qualche modo, parte di te. Puoi tirare fuori il cow-boy da Austin ma non puoi tirare fuori Austin dal cow-boy.
Penso che sia un po’ quello che accade fra Marco Bolognesi e Bologna. Lavora a Londra con modelli britannici, ma ovviamente è bolognese. Comprende profondamente il cyberpunk, ma lo porta in una zona concettuale dove solo un artista bolognese potrebbe averlo messo.

Jasmina: Gli italiani sono molto superficiali. La pelle è la parte più sensibile del loro corpo, l’estetica il linguaggio più creativo della loro cultura. Tuttavia, Marco è stato coinvolto nell’estetica politica degli “anni di piombo” in Italia, di Bologna, in quei fatti di violenza non giuridicamente risolti del terrorismo dei quali non si può parlare con calma o in una prospettiva di distacco. La sua parte di italianità è sine qua non quella di ogni artista italiano contemporaneo, sia che lavori a Londra sia a Bologna.

Bruce: Io penso che il trauma delle sommosse politiche bolognesi non sia lontano dalla superficie in questo lavoro. Una cosa che noto sempre della cittàdi Bologna è che ha le più belle poliziotte del mondo. Ci sono queste figure dell’autorità urbana con uniforme, bastone e armi ma con capelli lunghi e unghie smaltate. Ce ne sono tantissime. Questa città è piena di polizia. Quando incontri Bologna, il potere giuridico della città è impersonificato da questi personaggi attraenti e graziosi che non sparerebbero mai o non ti metterebbero mai in galera.  

Jasmina: Non ho mai notato queste donne, che strano! A me Bologna parla di Pasolini e Carlo Lucarelli, collaboratore di Marco. Questo aspetto del lavoro di Marco, essere collegato a uno scrittore di gialli, non mi sorprende. Il cinema noir ha grande tradizione in Italia e un forte impatto su tutti gli italiani: la “cronaca nera”parla più della vita degli italiani che della morte degli italiani. In Italia, tutti i giorni, i media mettono in evidenza storie di giovani ragazze assassinate. Le ragazze italiane assassinate sono sproporzionatamente “glamour” ed enfatizzate più delle guerre e delle catastrofi di massa.

Bruce: Riguardo a Pasolini, menziono il cortometraggio di Marco “Black Hole.” È un corto di fantascienza e tratta chiaramente tre temi: l’idea cyberpunk dell’essere assorbiti da un’intelligenza artificiale o della perdita di se stessi in un cyberspazio.  Parla anche del concetto fisico della fuoriuscita dall’universo per essere divorati da un buco nero, lasciando il nostro spazio/tempo. Infine, del fascino oscuro del bondage e della dominazione, dell’attrazione fatale di un’orgia trasgressiva. Il film tratta questi tre argomenti come se, in realtà, fossero un unico tema, un po’ come la visione di J. G. Ballard nel suo libro “Crash”–consumismo delle auto, incidenti fatali e sesso psicopatico in auto, oscuramente collegati fra loro. Si sente che l’intuizione di Marco deve essere giusta, che siano tutti in qualche modo buchi neri, perlomeno se noi, quali esseri umani, ci accostiamo a queste cose. Questo cortometraggio è veramente un tributo alla sua sensibilità. Lo rispetto molto.

Jasmina: Sì, effettivamente ho conosciuto Pasolini e ho lavorato con lui fino al giorno in cui fu barbaramente assassinato e travolto da un’auto. Fino a quel giorno, non potevo collegare l’aspetto di Pasolini, un uomo gentile, tenero e modesto, con alcuni dei film selvaggi e oscuri che girava. Non posso approvare il modo nel quale le persone identificano il suo crudele assassinio con qualcosa che Pasolini cercava e sognava, come se fosse parte di un piano più ampio.

Le opere d’arte che parlano onestamente di aspetti crudi della natura umana sono oggi un sistema “morbido” per scaricare la pressione di una società repressa. Tutte le società impongono ordine e repressione, non solo quelle cattoliche. Gli scrittori di fantascienza, che hanno molte idee estreme, mi sembrano le persone più tenere e sensibili del gruppo. Raramente vedrete scrittori di fantascienza impegnati in politiche repressive o violenza organizzata. Possono essere spietati eppure sembrano avere una sensibilità diversa.

 

Bruce and Jasmina: Pare che abbiamo detto tutto. Ora siamo molto interessati a vedere i prossimi lavori di Marco Bolognesi!