• UN «PROTOCOLLO» CHE FA TENDENZA PER LA “GRAPHIC NOVEL” DEL FUTURO
    Il Resto del Carlino, 27 gennaio 2010

    gennaio, 2010

    Tra citazioni da Blade Runner, immagini che evocano le pagine più suggestive della fantascienza di Asimov, tra omaggi alla tradizione letteraria della robotica ed ai film giapponesi di animazione, si sviluppa Protocollo (Einaudi) una avventura narrata a quattro mani da Carlo Lucarelli e Marco Bolognesi, 36 anni, videoartista nato a Bologna che vive a Londra, dove ha ideato progetti visivi per musei internazionali e per grandi maison d’alta moda, come Vivienne Westwood e Dolce&Gabbana.

    Bolognesi, com’è nata la collaborazione con Lucarelli?

    «È un progetto al quale lavoriamo dal 2003… tutto nasce dall’idea di raccontare una storia che potesse riflettere le angosce della strada. Non sapevamo se, alla fine, avremmo realizzato una graphic novel, un albo a fumetti, un romanzo illustrato. Il lavoro si è evoluto in maniera fluida. Quello che ci affascina non era la possibilità di costruire uno stile di narrazione capace di trasformare il libro nell’oggetto al centro della trama. Insomma, è come se il lettore non avesse in mano un romanzo, ma proprio il “protocollo” del quale parliamo, una raccolta compromettente di documenti che potrebbero minare le nostre certezze».

    Nelle immagini che ha realizzato confluiscono le sue passioni cinematografiche…

    «Sì, c’è tutto il mio interesse per il cinema orientale di fantascienza, quella giapponese e coreana, soprattutto. Lì ci sono le mie fonti di ispirazione, mescolate con le pellicole fiction americane. E poi disegnatori, come Frank Miller, la Marvel, i fumetti pubblicati sull’Eternauta. Mi interessano gli autori che creno trame usando diversi linguaggi, la pittura, il fumetto, la grafica elettronica. Una tecnica che procede per continue sovrapposizioni e che ho usato per le immagini del Protocollo. Il fumetto, per me, non è solo un esercizio della matita, ma una storia fatta di disegni che possono arrivare dalle fonti più disparate».

    Ma lei è soprattutto un videoartista…
    «I miei mezzi  preferiti sono la fotografia e il video. Adesso sono al lavoro su una serie di web episod, piccole storie pensate esclusivamente per essere fruite sul web, scaricabili su IPhone ed ispirate alla trama del Protocollo. Sono state commissionate da una agenzia americana che, se il successo e l’interesse su Internet saranno rilevanti, le trasformerà in una serie per la televisione. È un momento di grande fermento per produzioni di episodi di fiction per il web. La richiesta è altissima e sono tanti i videomaker al lavoro su questo tipo di supporti che richiedono investimenti contenuti e sono una specie di prova per il film, prima di diventare produzioni per la televisione. Sono episodi che andranno su Internet per il 2010 e svilupperanno con risvolti inediti la storia del libro. In attesa del secondo capitolo, che con Lucarelli abbiamo già in Programma».

    Da Bologna a Londra…

    «Sono arrivato a Londra dopo un lungo girovagare per l’Europa. Ho fatto il Dams, poi ho lavorato come assistente alla regia con Nanni Moretti e come fotografo, per cercare di mettere in pratica quello che avevo imparato all’università. Un mio film breve, Giustizia e verità è stato presentato alla Biennale di Venezia nel 1994. Poi vinsi un premio come “Artist in Residence” all’Istituto di Cultura Italiana a Londra e da lì è iniziata la mia carriera».

    In quali lavori è impegnato adesso?
    «A parte il seguito di Protocollo, sono in studio per preparare le video-opere per le mie esposizioni nelle grandi fiere d’arte internazionali, Miami, Basilea e Hong Kong.

     

    Testo di Pierfrancesco Pacoda